Roma: passeggiando con Caravaggio

7/10/2014

Una vita movimentata come poche, vissuta intensamente e senza sosta. Ottenne gloria ed onori, si guadagnò l’affetto e la protezione dei potenti e dovunque andasse, la fama di un talento non comune lo precedeva. Conobbe la fuga, la paura, il disonore, il disprezzo. La sua morte, forse, uno scherzo della storia.

Per tutti gli amanti dell’arte e della pittura oggi vi portiamo nei musei di Roma in cui è conservata l’opera di uno dei più grandi maestri pittori del ‘500: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Nato nel 1571 a Caravaggio, si trasferisce alla morte del padre a Roma presso la bottega di Lorenzo il Siciliano dove imparò l’arte di dipingere velocemente e in serie. A questo periodo risale ”Il Bacchino Malato” conservato nella Galleria Borghese

CaravaggioA 23 anni è apprendista della bottega del Cavalier d’Arpino. L’apprendistato tuttavia durò poco a causa del carattere irrequieto del giovane. Di questo periodo Il riposo durante la Fuga in Egitto“ realizzato tra il 1595  e il 1596.

Conservato nella Galleria di Doria Pamphilj l’opera ritmata dalla figura dell’angelo di spalle intento a suonare il violino , un elemento iconografico piuttosto innovativo, evidenzia ancora la profonda influenza della pittura paesaggistica lombarda.

Ricco di simboli che rimandano alla verginità della Vergine, alla Passione e alla Resurrezione, è la bellezza della postura dell’angelo musicista ispirata all’allegoria del Vizio raffigurata nell’Ercole al Bivio di Annibale Carracci  a fare dell’opera un simbolo di eleganza e raffinatezza della pittura caravaggesca.

Il 1595 è l’anno della svolta, sotto la protezione del Cardinale Francesco Maria del monte, il nostro ottiene le prime commissioni pubbliche oltre che private. Con le prime, il rapporto fu sempre controverso,  a causa del modo  in cui egli dipingeva. Pur affascinando i suoi contemporanei, la vividezza e la schiettezza con cui dipingeva era troppo “umana” per essere accettata come oggetto di devozione e venerazione. Così accadde con “La Conversione e il Martirio di San Matteo”, conservato oggi nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.

Del 1602 è il “Giovannino con montone” conservato nella Pinacoteca capitolina.  

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Il S.Giovannino è ritratto mentre abbraccia un ariete, forse rappresentante il sacrificio di Cristo, giacché le corna di esso venivano viste come un disegno “astratto” della croce (ma abitualmente è sostituito dall’agnello). L’ariete veniva inoltre associato alla figura di Isacco nelle pitture delle catacombe  paleocristiane; l’identificazione con Isacco è una recente via di attribuzione dell’opera: alcuni particolari sarebbero in tal senso rivelatori, quali l’espressione sollevata del giovane, nudo in quanto pronto per il sacrificio, il suo abbracciare l’ariete, ulteriore identificazione con la vittima sacrificale, il poggiare di entrambi i soggetti su una catasta di legna (la pira sacrificale), e insieme l’assenza degli attributi tipici del Battista, in primis la croce.

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La sua attività artistica fu sempre ostacolata dal carattere del pittore. Assiduo frequentatore di taverne e luoghi poco raccomandabili, era spesso al centro di risse e schiamazzi. La sicurezza con cui ostentava un talento non comune e la facilità con cui scivolava nella violenza gli procurarono non pochi problemi. Molti erano i suoi nemici anche tra i colleghi.

In molti casi, riuscì a venir fuori da situazioni difficili solo grazie all’intervento dei suoi potenti amici ed ammiratori.

Ma nel 1606, durante una rissa in cui anch’egli rimase ferito, Caravaggio uccise Ranuccio Tommasoni, con cui aveva già avuto altre discussioni in precedenza. L’omicidio gli procurò la condanna alla decapitazione e  l’unica cosa che potè fare fu fuggire immediatamente da Roma.

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Tra il 1606 e il 1607 Caravaggio è a Napoli. Di questo periodo è il “Davide con la testa di Golia” conservato presso la Galleria Borghese in cui ritrae se stesso nella testa del decapitata., sintomatico di una condizione di profondo malessere.avuto altre discussioni precedenti. L’omicidio gli procurò la condanna alla decapitazione. L’unica cosa che potè fare fu fuggire immediatamente da Roma.

 

Caravaggio si spostò in Sicilia,  ritornò a Napoli ospitato dalla marchesa Costanza Colonna. Quest’ultimo periodo della vita fu alquanto rocambolesco.

Venuto a sapere della possibilità che la sua condanna a morte fosse revocata dal Papa Paolo V, si imbarcò segretamente su un traghetto diretto a Porto Ercole, in Toscana, diretto a Palo, in territorio papale.

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Arrestato per errore, poi rilasciato tornò a Porto Ercole nel tentativo di recuperare i suoi beni, compresa la tela che gli era necessaria come merce di scambio per la sua libertà.

Purtroppo la sua nave era già ripartita. In preda alla febbre e alla disperazione per veder svanire le sue speranze di salvezza, Caravaggio vagò delirante sulla spiaggia di Porto Ercole dove morì, a soli 39 anni, il 18 luglio del 1610.

Pochi giorni dopo, a Napoli, giunse la lettera che lo sollevava dalla condanna.

 

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