Le bellezze del Lazio

5/2/2015

Fino a poco tempo fa il Lazio era visto come un itinerario turistico facoltativo, una sorta di passerella per raggiungere Roma, la Capitale d’Italia e del Mondo, che ancora oggi guarda la regione dall’alto della sua grandezza artistica, storica, culturale e religiosa. Visitare il Lazio era un’esperienza legata alla classica e tradizionale “gita fuori porta” ai Castelli Romani, senza però dimenticare la Sabina, la Tuscia, la Ciociaria e l’antica Tivoli, con le sue ville tutelate dall’UNESCO.

villa_d_este

Oggi il fascino dell’esperienza di questo territorio ricco di borghi medievali, aree archeologiche, parchi naturali e spiagge incontaminate, e la successiva valorizzazione del patrimonio storico, culturale, religioso e paesaggistico, hanno portato finalmente il Lazio ad essere una meta importante del turismo.

Chi ama l’arte e l’archeologia non corre certo il rischio di annoiarsi, può scatenarsi a visitare piccoli gioielli architettonici come Civita di Bagnoregio, Calcata, Sperlonga, Greccio, Castel Gandolfo, il Borgo degli Opifici di Subiaco o la città perduta di Canale Monterano, senza tralasciare Roma con le sue numerose chiese ed i vari siti archeologici sparsi lungo tutto il territorio laziale, come il tempio di Giove Anxur a Terracina, Villa d’Este e Villa Adriana a Tivoli, Ostia Antica e la Necropoli della Banditaccia a Cerveteri.

calcata

Il successo di questa splendida regione è dovuto anche alla tradizionale tipicità enogastronomica laziale e romanesca, caratterizzata da una forte connotazione povera e popolare che ha sempre contaminato sia la cucina borghese sia la cucina contadina.

La cucina laziale infatti è un rosario di prodotti tipici locali e genuini, contraddistinti da sapori forti, come la caciotta ed il pecorino romano DOP, il guanciale, la mortadella di cavallo, i carciofi alla giudìa, la porchetta e le coppiette di cavallo. Prodotti essenziali per creare dei primi piatti unici ed indimenticabili, vera essenza della cucina laziale, come la carbonara, il cacio e pepe, gli spaghetti all’amatriciana ed i rigatoni alla pajata (sugo a base di budella di vitellino da latte). Come dimenticare il vino, da secoli infatti il consumo forsennato di questo prezioso nettare accompagna costantemente tutte le varie portate della cucina laziale, sia esso bianco dei Castelli o Cesanese del Piglio.

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Ma in un territorio così rurale non può certo mancare un ricco patrimonio religioso e folkloristico, facilmente rintracciabile nelle zone più periferiche e legato soprattutto alla vita di campagna. Tra questi storici appuntamenti non si può non citare l’antico Presepe vivente di Greccio e l’etilica Sagra dell’uva a Marino.

Il Lazio è tutto questo e altro ancora, una regione che non ha mai esaurito le proprie radici e tradizioni e che nei secoli ha saputo dar voce ad un’umanità vitale e genuina.

 

Cesare Paris

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